Costituzione del Regno Unito: la proposta di Burnham e il sistema britannico | Coppolaw

Andy Burnham propone una Costituzione per il Regno Unito, ma il vero nodo non è soltanto la codificazione delle regole: senza una Corte costituzionale e senza superare il principio della sovranità parlamentare, il sistema britannico resterebbe profondamente diverso da quello italiano.

Costituzione del Regno Unito: la proposta di Burnham spiegata dal punto di vista legale. Differenze con l'Italia, sovranità parlamentare e Corte costituzionale. A cura di coppolaw.co.uk

Negli ultimi giorni Andy Burnham, PM britannico, ha rilanciato il dibattito sulla necessità di una Costituzione del Regno Unito codificata in un unico testo.

La proposta nasce dall’idea di rafforzare la tutela dei diritti fondamentali e di ridefinire il rapporto tra cittadini, Parlamento e istituzioni.

Dal punto di vista giuridico, tuttavia, il tema è molto più complesso di quanto possa sembrare. Parlare come erroneamente hanno fatto alcuni media di “scrivere una Costituzione” rischia infatti di essere fuorviante, perché il Regno Unito una Costituzione ce l’ha già.

Il vero problema è che essa non è codificata in un unico documento, come accade invece in Italia.

Contrariamente a quanto spesso si sente affermare, il Regno Unito possiede una Costituzione. Essa è composta da una pluralità di fonti:

  • Acts of Parliament, come il Human Rights Act 1998;
  • principi elaborati dalla giurisprudenza;
  • convenzioni costituzionali;
  • documenti storici come la Magna Carta del 1215 e il Bill of Rights del 1689.

Per questo motivo i giuristi parlano di costituzione “non codificata” e non di assenza di Costituzione.

La differenza rispetto all’Italia è evidente. La Costituzione italiana del 1948 raccoglie in un unico testo i principi fondamentali dello Stato, i diritti dei cittadini e l’organizzazione dei poteri pubblici.

Codificare la Costituzione non sarebbe sufficiente.

La proposta di Burnham sembra suggerire di raccogliere tutte queste norme in un unico documento.

Dal punto di vista del diritto costituzionale, però, la questione è molto più profonda.

Anche se domani venisse approvata una Costituzione del Regno Unito contenente tutti i principi fondamentali, il funzionamento concreto del sistema costituzionale britannico rimarrebbe sostanzialmente invariato se non venissero affrontati due elementi strutturali.

Primo limite: non esiste una Corte costituzionale.

L’Italia dispone della Corte Costituzionale, che può dichiarare incostituzionale una legge approvata dal Parlamento quando questa viola la Costituzione.

Nel Regno Unito accade qualcosa di molto diverso.

La UK Supreme Court rappresenta il massimo organo giurisdizionale del Paese, ma non possiede il potere di annullare un Act of Parliament semplicemente perché incompatibile con la costituzione britannica.

Può interpretare la legge, può dichiarare l’incompatibilità di determinate norme con la Convenzione europea dei diritti dell’uomo nei casi previsti dal Human Rights Act, ma non può eliminare una legge approvata dal Parlamento.

Questo costituisce una differenza radicale rispetto al sistema italiano.

Secondo limite: la sovranità parlamentare.

L’altro grande ostacolo è rappresentato dal principio della Parliamentary Sovereignty, considerato uno dei pilastri del diritto costituzionale britannico.

Secondo questo principio, il Parlamento è giuridicamente sovrano.

Ciò significa che nessun Parlamento può vincolare quelli futuri e che ogni nuova legge può modificare o abrogare qualsiasi disposizione precedente.

Di conseguenza, anche un’eventuale costituzione codificata potrebbe essere modificata con una successiva legge ordinaria, salvo che il sistema venga profondamente riformato.

In Italia accade l’esatto contrario.

La Costituzione è la fonte suprema dell’ordinamento: il Parlamento non può approvare liberamente leggi contrarie ai suoi principi, e se lo fa interviene la Corte costituzionale dichiarandole illegittime.

Perché servirebbe una riforma dell’intero sistema.

È proprio questo il punto centrale del dibattito.

Se l’obiettivo fosse soltanto raccogliere in un unico testo le regole costituzionali già esistenti, il risultato avrebbe prevalentemente un valore sistematico e simbolico.

Se invece l’intento fosse quello di attribuire alla Costituzione un’effettiva superiorità rispetto alle leggi ordinarie, allora non basterebbe codificarla.

Sarebbe necessario modificare il principio della sovranità parlamentare, introdurre un controllo di costituzionalità delle leggi e attribuire ai giudici un potere analogo a quello esercitato dalla Corte costituzionale italiana.

In altre parole, non cambierebbe soltanto la forma della costituzione britannica, ma l’intera architettura costituzionale del Regno Unito.

Conclusioni.

La proposta di Burnham ha certamente il merito di riaprire un importante dibattito sul futuro delle istituzioni britanniche. Tuttavia, dal punto di vista strettamente giuridico, parlare semplicemente di “Costituzione codificata” rischia di semplificare eccessivamente il problema.

Il Regno Unito possiede già una Costituzione, anche se non raccolta in un unico testo. La vera questione non è quindi scriverla, ma decidere se trasformare radicalmente il modello costituzionale britannico, superando la sovranità del Parlamento e introducendo un autentico controllo di costituzionalità delle leggi.

Per approfondire il funzionamento dell’ordinamento costituzionale britannico è possibile consultare il sito ufficiale del Governo del Regno Unito: https://www.gov.uk/government/how-government-works.

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Avv.Giuseppe Coppola | Avvocato a Londra | Coppolaw